La
Madonna di Trapani
in un manoscritto del 1733
Nell'anno 1733 la città di Trapani
si accingeva a preparare grandi ed eccezionali festeggiamenti in onore
della Madonna di Trapani di cui ricorreva, propria in quell'anno, il
millesimo anniversario della sua esistenza, poiché, come è
noto, la meravigliosa statua venne scolpita, in Cipro, nell'anno 733
d.C.
A tal uopo il Senato Trapanese costituì un apposito comitato
composto dai Senatori Orfeo Nobile e Sieri Pepoli e Giuseppe Milo dei
Baroni di Milo, Stefano Fardella Barone di Monrta e Filippo Staiti e
Burgio con a capo il Sindaco don Federico Omodei.
Fra l'altro, a commemmorare la storica data venne redatto un "Rapporto
Cronistorico della Formazione, viaggio, residenza e prodigi del famosissimo
Simulacro della gran Vergine Maria di Trapani".
Tale rapporto venne sulla scorta di "accreditati autori"
compilato da Carlo Maria Galizia, palermitano.
Non risulta che il lavoro sia stato dato ai torchi o che ne siano
stati riprodotti più esemplari.
Dal manoscritto (se non unico certo solo esemplare) che ci è
stato dato di trovare, abbiamo voluto ricavare le vicende del "famosissimo
Simulacro" riproducendole con la massima fedeltà, senza
nulla togliere nè aggiungere, lasciando che storia e leggenda
restassero fusi come un'unica cosa, quali i cronisti di quel tempo
poterono raccogliere per tramandarle ai posteri.
Le opere posteriori hanno messo in dubbio, e spesso non a torto, qualche
data e qualche circostanza, ma noi, ripetiamo, non abbiamo assolutamente
inteso fare alcuno studio critico.
Narrata nella sua originale semplicità, la storia è
più accessibile al popolo che ama le leggende della sua terra
così come le ebbe tramandate dai propri avi!
Arte clandestina
Nonostante l'anatema di papa Gregorio III, Leone Isaurico (detto perciò
l'Iconoclasta) decretava, fra il 726 e l'842 d.C., la distruzione di
tutte le immagini sacre.
Da qui sorse, in Oriente, un'arte clandestina di statue e di immagini
sacre che venivano adorate nel segreto dei conventi e dei castelli.
Fra gli altri, un religioso-scultore della città di Famagosta,
nella isola di Cipro, cappellano del castello detto Endithet, ebbe
la celeste ispirazione di scolpire un'immagine della Madonna che fosse
una delle più belle fra tutte. Il suo primo pensiero fu quello
di cercare un masso adatto a tanto mirabile opera ed in ciò
non può dirsi che non sia riuscito fortunato, perchè
il marmo di cui è fatta la statua di quella che doveva, poi,
diventare la Madonna di Trapani, è fra i più preziosi.
Messosi all'opera, e compiuto lo abbozzo di quasi tutta la statua,
si riservò di scolpire il sacro viso in un momento di migliore
ispirazione.
Opera soprannaturale
E fu difatti la mattina del 15 Agosto dell'anno 733, il giorno sacrato
all'assunzione della B. V., che egli, nel dir messa, chiese a Dio
di potersi accingere a tale sublime opera.
Aveva appena cominciato a sbozzare quel capo, quando un profondo sonno
lo colse. Svegliatosi, una grande sorpresa doveva lasciare perplesso
l'artista. Il sacro capo per opera soprannaturale era là finito,
perfetto, mirabile!
Per ben 397 anni la preziosa statua venne conservata ed adorata nello
stesso castello dove era stata scolpita.
Da Cipro a Gerusalernme
Nel 1130, passato il dominio del'Isola di Cipro ai Cavalieri Templari,
il proprietario del Castello di Endithet, dovendosi trasferire in
Palestina, condusse seco la bella Madonna ad eccezione del piedistallo
che ebbe, poi, diversa ma non meno gloriosa sorte.
Cinquantotto anni appena rimase però, la Madonna in Palestina.
Caduta Gerusalemme nelle mani di Saladino, Sultano di Babilonia, i
Cavalieri Templari furono costretti a sloggiare da Terra Santa.
Uno di essi, di nome Guerreggio, nativo di Pisa, prima di intraprendere
il viaggio di ritorno, andò a prostarsi ai piedi del Santo Simulacro
per prendere congedo; ma, con suo grande stupore, egli si sentì
dalla stessa Madonna, con voce umana, rimproverare perchè la
si abbandonava, ora, tra i barbari.
Il buon Pisano cercò di scusarsi adducendo il non trascurabile
motivo che impossibile era imbarcare, in quella specie di fuga, affrettatamente,
una statua di si grande mole: pesava, difatti, ben 3500 libbre!
Ma la Madonna lo incoraggiò a tentare l'impresa, che un prodigio
divino avrebbe agevolata. Miracolosamente, difatti, il Guerreggio, riuscì
da solo, a scendere dall'altare il santo marmo e collocarlo in uno robusta
cassa da imballo. Egli stesso, poi, affidò il prezioso carico
ad una nave veneziana che salpava verso I'ltalia, diretta a Pisa, sua
patria.
Il viaggio avventuroso
Le nave ebbe ottimo viaggio, per favorevole sostar dei venti. Presso
le coste africane, però, una furiosa tempesta mise in serio
pericolo la imbarcazione ed il suo carico.
Come Dio volle, con abili manovre, la povera nave, mezza sfasciata,
poté trovare ricovero nell'isola di Lampedusa. Per poterle
apportare tutte le acconciature necessarie fu giocoforza sgravarla
d'ogni suo peso. Mercanzia, attrezzatura, tutto fu scaricato e provvisoriamente
riposto in una casupola presso la spiaggia; e fra l'altro, anche la
preziosa cassa.
L'approdo a Lampedusa
I miracoli operati, in tanto modesto rifugio, da quella Madonna, furono
tali che molta gente corse dalle vicine regioni barbariche ad invocare
nuovi favori e a rendere grazia di quelli ricevuti. Non solo furono
da ciò agevolati gl'infortunati navigatori, me quel misero tugurio
fu ingrandito a foggia di chiesa cristiana.
La sacra immagine fu riprodotta in pittura ed una lampada votiva fu
posta davanti ed essa, alimentata dall'olio offerto dalle barche e
dalle navi di passaggio per l'isolotto.
Le elemosine raccolte in un apposito scrigno erano amministrate dal
Comitato Reale della squadra delle Galce di Malta.
L'avvenimento restò eternato un tabellone d'argento apposto
dal Principe di Lampedusa, duca di Palma, il cui contenuto riportiamo
tradotto:
"A questo santissimo e quasi celeste simulacro di Maria, Vergine
e Madre, una volta spinto dalla Siria per opera divina, naufragatasi
la barca che lo trasportava, all'isola di Lampedusa, poi di qui per
un uguale prodigio trasportato a questo tempio della invittissima città
di Trapani, il figlio di Tomaso e Caro, Milite di S. Giacobbe, Duca
di Palma e principe della medesima isola di Lampedusa....."
La seconda tempesta
Rimessa in piena efficienza la nave e riportato a bordo il prezioso
carico, fu ripigliato il viaggio verso la prefissa meta, cioè
la tirrenia Pisa.
Ma ben diversamente aveva disposto l'Alta Signora: arrivati nei pressi
della Sicilia una nuova procella ai scatenò furiosa. Per una
falla apertasi sotto la carena, l'acqua entrava in tanta copia che
l'opera dell'intero equipaggio non bastava ad arginarla. Sopravvenuta
la notte il Capitano, vistosi quasi perduto, ordinò l'alleggerimento
della nave. Nel grave trambusto, reso vieppiù difficile dalle
tenebre, anche la preziosa cassa fu incoscentemente sacrificata.
Il pesce miracoloso
D'improvviso, difatti, la furiosa tempesta si placò ed un venticello
favorevole spinse la nave, ormai alleggerita, verso il porto di Trapani.
La cosa era di per se già un miracolo, ma immenso fu lo stupore
di tutti quando fu scoperto che un grosso pesce, ficcatosi nel forame
della barca, aveva otturato quella falla tanto pericolosa.
A testimoniare tanto stupefacente miracolo, figura (ricorda lo stesso
manoscritto) nel gran tempio dell'Annunziata, fra i tanti ex-voto, una
piccola nave un pesce conficcato nella carena.
La cassa misteriosa
L'avventurosa cassa, rimasta a galleggiare sulle acque di Trapani, andava,
intanto, "quasi arrivata al centro dei suoi amori", avvicinandosi
verso l'arenoso lido di tramontana. E fu proprio all'alba del 6 Agosto
1188 che una ciurma di pescatori dal lido di S. Cosmo e Damiano scorsero
quella specie di vascello fantasma. Messe in mare le loro fragili imbarcazioni
la cassa galleggiante venne ricuperata con tale facilità che
fu quasi ritenuta vuota.
Con giustificata ansia la cassa venne aperta, in pieno mare, sulla
stessa barca. Quali possano essere stati lo stupore e la gioia di
quei semplici pescatori all'apparire di un tanto prezioso gioiello,
è facile immaginare! La lieta novella si sparse in un baleno
per la città, sicchè fu un subito accorrere di religiosi,
autorità, nobili e popolani.
I Senatori e i principali baroni ed ecclesiastici della città
volevano riservato a sè l'alto onore di trasportare su i propri
omeri il pregevole simulacro, senonché, quante più persone
si accingevano all'opera, tanto maggiore diventava il peso della statua,
sicché pareva diventata inamovibile.
Quasi spinti da un'ispirazione divina si accinsero, allora, all'ardua
impresa gli stessi pescatori. In pochissimi, i quali dichiararrono
di avere l'impressione di avere sulle spalle una leggerissima piuma,
fu loro possibile trasportare agevolmente in città, la futura
Madonna di Trapani.
Contestazione diplomatica
Ma ecco, approdata, poi, anche la nave, avanzarsi il Cav. Guerreggio
a reclamare la statua come sua, chiedendo che fosse portata nella
casa del Consolato Pisano che aveva sede nella cosidetta Rua di Rodo,
l'attuale via Biscottai, nei pressi della Porta di mare. (La sede
di quel consolato dovette forse più tardi passare nella Loggia
dei Pisani, oggi palazzo Municipale). A ciò non potè
opporsi il Senato per riguardo allo stato Pisano che aveva allora
in Trapani un importante consolato.
In via provvisoria la bella statua fu collocata in una chiesuola,
vicino a detto consolato, dedicata alla Madonna del Porto dove, molti
anni prima, avevano trovato asilo i padri Carmelitani, reduci dalla
Terra Santa.
Quivi cominciarono i primi miracoli e le prime attestazioni di fede
del popolo Trapanese, il quale, affezionatosi a quella che già
era, di fatto, divenuta la sua Madonna, mal tollerò le pretese
del Guerreggio di riportare seco il prezioso Simulacro, non appena
la nave, riparata ed attrezzala, fu messa in condizione di riprendere
il mare.
Volontà Divina
Ma tutti speravano, calmi e fiduciosi, che la stessa Madonna avvrebbe
trovato il modo di imporre ancora una volta il proprio divino volere,
quello, cioè, di restare a Trapani.
Inutilmente, difatti, fu più volte tentato dalla nave di salpare
dal porto poiché il tempo si mostrava sempre avverso. Il capitano,
intuitane, come per ispirazione divina, la ragione, risolse di rimettere
a terra l'ingombrante cassa; solo allora gli fu possibile proseguire
in sua rotta.
Il Console Pisano, che ne aveva avuta commissione dal Guerreggio,
non si diede, però, per vinto, ed ordinò l'imbarco della
Statua su altro legno.
Usque tandem?
Il popolo di Trapani perdette a questo punto la pazienza ed armatosi,
si sollevò opponendosi con la forza a quel nuovo tentativo. Autorità
ed altri ecclesistici dovettero intervenire energicamente per evitare
pubblici disordini. Si venne, allora, ad un originale accordo. Si sarebbe
messo il conteso Simulacro su di un carro tirato da dure buoi senza
alcuna guida. Se questi, abbandonati a se stessi, avessero spontaneamente
presa la via del mare, la Madonna sarebbe santa assegnata ai Pisani,
se si fossero diretti verso terra, sarebbe rimasta alla città
di Trapani.
Giudizio di Dio
La proposta fu da tutti accolta e tosto messa in opera. Anche questa
volta il volere della Beata Vergine ebbe il sopravvento. I due animali,
quasi superbi di tanto onore, volarono — dice il manoscritto — per
la via della campagna, né alcuna forza umana fu capace a trattenerli.
Finché, giunti presso la porta della Chiesa dell'Annunziata,
si videro i due buoi, quasi per prodigio divino, fermarsi d'un tratto
e genuflettersi come in segno di omaggio. E così rimasero finché
non furono discaricati del loro sacro peso, che con ogni cura venne
riposto nel Santuario.
Il Santuario
Da quel giorno il modesto oratorio, che il nobile Trapanese Ribaldo
con Palma, sua prima moglie, avevano costruito nei loro possedimenti,
sali a grande splendore. Il Senato s'impegnò subito di inviare
a proprie spese alcuni sacerdoti secolari per le quotidiane funzioni
sinché la chiesa non passò alle cure di quegli stessi
Padri carmelitani che avevano avuto la sorte di ospitare una prima
volta la sacra Immagine in quella chiesuola, in città, detta
di Nostra Donna del Porto. Il nobile Ribaldo e la sua sposa, con atto
in Notar Vivardo da Trapani, in data 24 Agosto 1250, fecero donazione
a detti religiosi non solo della chiesa, ma altresì di alcune
tenute limitrofe. Tante furono le elemosine piovute da ogni dove al
santuario della miracolosa Madonna che fu possibile erigervi attorno
uno dei più grandi monasteri dell'epoca.
Angelo Saccani
Vedi
testo dell'articolo del giornale "Il Popolo di Trapani" (1935)
- integrale >>
Lettera
inviata dal presidente dell'Associazione Mater Dei alle massime istituzioni
con breve storia della Madonna di Trapani>>
Vedi lapide presente nella
chiesa del Collegio dei Gesuiti di Trapani (all'epoca dogana o casa
delle munizioni), che indica la provenienza della Madonna>>
Vedi testo
dell'opuscolo di Pietro Vento " Il Volto della Madonna">>
Vedi video dell'intervista
al prof. La Torre sull'origine della statua della Madonna di Trapani
(10,9 Mb)>>