La storia della Madonna di Trapani
(tratto dal giornale "Il Popolo di Trapani" del 10/08/1935)

La Madonna di Trapani
in un manoscritto del 1733

Nell'anno 1733 la città di Trapani si accingeva a preparare grandi ed eccezionali festeggiamenti in onore della Madonna di Trapani di cui ricorreva, propria in quell'anno, il millesimo anniversario della sua esistenza, poiché, come è noto, la meravigliosa statua venne scolpita, in Cipro, nell'anno 733 d.C.
A tal uopo il Senato Trapanese costituì un apposito comitato composto dai Senatori Orfeo Nobile e Sieri Pepoli e Giuseppe Milo dei Baroni di Milo, Stefano Fardella Barone di Monrta e Filippo Staiti e Burgio con a capo il Sindaco don Federico Omodei.

Fra l'altro, a commemmorare la storica data venne redatto un "Rapporto Cronistorico della Formazione, viaggio, residenza e prodigi del famosissimo Simulacro della gran Vergine Maria di Trapani".
Tale rapporto venne sulla scorta di "accreditati autori" compilato da Carlo Maria Galizia, palermitano.
Non risulta che il lavoro sia stato dato ai torchi o che ne siano stati riprodotti più esemplari.
Dal manoscritto (se non unico certo solo esemplare) che ci è stato dato di trovare, abbiamo voluto ricavare le vicende del "famosissimo Simulacro" riproducendole con la massima fedeltà, senza nulla togliere nè aggiungere, lasciando che storia e leggenda restassero fusi come un'unica cosa, quali i cronisti di quel tempo poterono raccogliere per tramandarle ai posteri.
Le opere posteriori hanno messo in dubbio, e spesso non a torto, qualche data e qualche circostanza, ma noi, ripetiamo, non abbiamo assolutamente inteso fare alcuno studio critico.
Narrata nella sua originale semplicità, la storia è più accessibile al popolo che ama le leggende della sua terra così come le ebbe tramandate dai propri avi!


Arte clandestina
Nonostante l'anatema di papa Gregorio III, Leone Isaurico (detto perciò l'Iconoclasta) decretava, fra il 726 e l'842 d.C., la distruzione di tutte le immagini sacre.
Da qui sorse, in Oriente, un'arte clandestina di statue e di immagini sacre che venivano adorate nel segreto dei conventi e dei castelli. Fra gli altri, un religioso-scultore della città di Famagosta, nella isola di Cipro, cappellano del castello detto Endithet, ebbe la celeste ispirazione di scolpire un'immagine della Madonna che fosse una delle più belle fra tutte. Il suo primo pensiero fu quello di cercare un masso adatto a tanto mirabile opera ed in ciò non può dirsi che non sia riuscito fortunato, perchè il marmo di cui è fatta la statua di quella che doveva, poi, diventare la Madonna di Trapani, è fra i più preziosi.
Messosi all'opera, e compiuto lo abbozzo di quasi tutta la statua, si riservò di scolpire il sacro viso in un momento di migliore ispirazione.

Opera soprannaturale
E fu difatti la mattina del 15 Agosto dell'anno 733, il giorno sacrato all'assunzione della B. V., che egli, nel dir messa, chiese a Dio di potersi accingere a tale sublime opera.
Aveva appena cominciato a sbozzare quel capo, quando un profondo sonno lo colse. Svegliatosi, una grande sorpresa doveva lasciare perplesso l'artista. Il sacro capo per opera soprannaturale era là finito, perfetto, mirabile!
Per ben 397 anni la preziosa statua venne conservata ed adorata nello stesso castello dove era stata scolpita.

Da Cipro a Gerusalernme

Nel 1130, passato il dominio del'Isola di Cipro ai Cavalieri Templari, il proprietario del Castello di Endithet, dovendosi trasferire in Palestina, condusse seco la bella Madonna ad eccezione del piedistallo che ebbe, poi, diversa ma non meno gloriosa sorte.
Cinquantotto anni appena rimase però, la Madonna in Palestina.
Caduta Gerusalemme nelle mani di Saladino, Sultano di Babilonia, i Cavalieri Templari furono costretti a sloggiare da Terra Santa.
Uno di essi, di nome Guerreggio, nativo di Pisa, prima di intraprendere il viaggio di ritorno, andò a prostarsi ai piedi del Santo Simulacro per prendere congedo; ma, con suo grande stupore, egli si sentì dalla stessa Madonna, con voce umana, rimproverare perchè la si abbandonava, ora, tra i barbari.
Il buon Pisano cercò di scusarsi adducendo il non trascurabile motivo che impossibile era imbarcare, in quella specie di fuga, affrettatamente, una statua di si grande mole: pesava, difatti, ben 3500 libbre!
Ma la Madonna lo incoraggiò a tentare l'impresa, che un prodigio divino avrebbe agevolata. Miracolosamente, difatti, il Guerreggio, riuscì da solo, a scendere dall'altare il santo marmo e collocarlo in uno robusta cassa da imballo. Egli stesso, poi, affidò il prezioso carico ad una nave veneziana che salpava verso I'ltalia, diretta a Pisa, sua patria.

Il viaggio avventuroso
Le nave ebbe ottimo viaggio, per favorevole sostar dei venti. Presso le coste africane, però, una furiosa tempesta mise in serio pericolo la imbarcazione ed il suo carico.
Come Dio volle, con abili manovre, la povera nave, mezza sfasciata, poté trovare ricovero nell'isola di Lampedusa. Per poterle apportare tutte le acconciature necessarie fu giocoforza sgravarla d'ogni suo peso. Mercanzia, attrezzatura, tutto fu scaricato e provvisoriamente riposto in una casupola presso la spiaggia; e fra l'altro, anche la preziosa cassa.

L'approdo a Lampedusa
I miracoli operati, in tanto modesto rifugio, da quella Madonna, furono tali che molta gente corse dalle vicine regioni barbariche ad invocare nuovi favori e a rendere grazia di quelli ricevuti. Non solo furono da ciò agevolati gl'infortunati navigatori, me quel misero tugurio fu ingrandito a foggia di chiesa cristiana.
La sacra immagine fu riprodotta in pittura ed una lampada votiva fu posta davanti ed essa, alimentata dall'olio offerto dalle barche e dalle navi di passaggio per l'isolotto.
Le elemosine raccolte in un apposito scrigno erano amministrate dal Comitato Reale della squadra delle Galce di Malta.
L'avvenimento restò eternato un tabellone d'argento apposto dal Principe di Lampedusa, duca di Palma, il cui contenuto riportiamo tradotto:
"A questo santissimo e quasi celeste simulacro di Maria, Vergine e Madre, una volta spinto dalla Siria per opera divina, naufragatasi la barca che lo trasportava, all'isola di Lampedusa, poi di qui per un uguale prodigio trasportato a questo tempio della invittissima città di Trapani, il figlio di Tomaso e Caro, Milite di S. Giacobbe, Duca di Palma e principe della medesima isola di Lampedusa....."

La seconda tempesta
Rimessa in piena efficienza la nave e riportato a bordo il prezioso carico, fu ripigliato il viaggio verso la prefissa meta, cioè la tirrenia Pisa.
Ma ben diversamente aveva disposto l'Alta Signora: arrivati nei pressi della Sicilia una nuova procella ai scatenò furiosa. Per una falla apertasi sotto la carena, l'acqua entrava in tanta copia che l'opera dell'intero equipaggio non bastava ad arginarla. Sopravvenuta la notte il Capitano, vistosi quasi perduto, ordinò l'alleggerimento della nave. Nel grave trambusto, reso vieppiù difficile dalle tenebre, anche la preziosa cassa fu incoscentemente sacrificata.

Il pesce miracoloso
D'improvviso, difatti, la furiosa tempesta si placò ed un venticello favorevole spinse la nave, ormai alleggerita, verso il porto di Trapani. La cosa era di per se già un miracolo, ma immenso fu lo stupore di tutti quando fu scoperto che un grosso pesce, ficcatosi nel forame della barca, aveva otturato quella falla tanto pericolosa.
A testimoniare tanto stupefacente miracolo, figura (ricorda lo stesso manoscritto) nel gran tempio dell'Annunziata, fra i tanti ex-voto, una piccola nave un pesce conficcato nella carena.

La cassa misteriosa
L'avventurosa cassa, rimasta a galleggiare sulle acque di Trapani, andava, intanto, "quasi arrivata al centro dei suoi amori", avvicinandosi verso l'arenoso lido di tramontana. E fu proprio all'alba del 6 Agosto 1188 che una ciurma di pescatori dal lido di S. Cosmo e Damiano scorsero quella specie di vascello fantasma. Messe in mare le loro fragili imbarcazioni la cassa galleggiante venne ricuperata con tale facilità che fu quasi ritenuta vuota.
Con giustificata ansia la cassa venne aperta, in pieno mare, sulla stessa barca. Quali possano essere stati lo stupore e la gioia di quei semplici pescatori all'apparire di un tanto prezioso gioiello, è facile immaginare! La lieta novella si sparse in un baleno per la città, sicchè fu un subito accorrere di religiosi, autorità, nobili e popolani.
I Senatori e i principali baroni ed ecclesiastici della città volevano riservato a sè l'alto onore di trasportare su i propri omeri il pregevole simulacro, senonché, quante più persone si accingevano all'opera, tanto maggiore diventava il peso della statua, sicché pareva diventata inamovibile.
Quasi spinti da un'ispirazione divina si accinsero, allora, all'ardua impresa gli stessi pescatori. In pochissimi, i quali dichiararrono di avere l'impressione di avere sulle spalle una leggerissima piuma, fu loro possibile trasportare agevolmente in città, la futura Madonna di Trapani.

Contestazione diplomatica
Ma ecco, approdata, poi, anche la nave, avanzarsi il Cav. Guerreggio a reclamare la statua come sua, chiedendo che fosse portata nella casa del Consolato Pisano che aveva sede nella cosidetta Rua di Rodo, l'attuale via Biscottai, nei pressi della Porta di mare. (La sede di quel consolato dovette forse più tardi passare nella Loggia dei Pisani, oggi palazzo Municipale). A ciò non potè opporsi il Senato per riguardo allo stato Pisano che aveva allora in Trapani un importante consolato.
In via provvisoria la bella statua fu collocata in una chiesuola, vicino a detto consolato, dedicata alla Madonna del Porto dove, molti anni prima, avevano trovato asilo i padri Carmelitani, reduci dalla Terra Santa.
Quivi cominciarono i primi miracoli e le prime attestazioni di fede del popolo Trapanese, il quale, affezionatosi a quella che già era, di fatto, divenuta la sua Madonna, mal tollerò le pretese del Guerreggio di riportare seco il prezioso Simulacro, non appena la nave, riparata ed attrezzala, fu messa in condizione di riprendere il mare.

Volontà Divina
Ma tutti speravano, calmi e fiduciosi, che la stessa Madonna avvrebbe trovato il modo di imporre ancora una volta il proprio divino volere, quello, cioè, di restare a Trapani.
Inutilmente, difatti, fu più volte tentato dalla nave di salpare dal porto poiché il tempo si mostrava sempre avverso. Il capitano, intuitane, come per ispirazione divina, la ragione, risolse di rimettere a terra l'ingombrante cassa; solo allora gli fu possibile proseguire in sua rotta.
Il Console Pisano, che ne aveva avuta commissione dal Guerreggio, non si diede, però, per vinto, ed ordinò l'imbarco della Statua su altro legno.

Usque tandem?
Il popolo di Trapani perdette a questo punto la pazienza ed armatosi, si sollevò opponendosi con la forza a quel nuovo tentativo. Autorità ed altri ecclesistici dovettero intervenire energicamente per evitare pubblici disordini. Si venne, allora, ad un originale accordo. Si sarebbe messo il conteso Simulacro su di un carro tirato da dure buoi senza alcuna guida. Se questi, abbandonati a se stessi, avessero spontaneamente presa la via del mare, la Madonna sarebbe santa assegnata ai Pisani, se si fossero diretti verso terra, sarebbe rimasta alla città di Trapani.

Giudizio di Dio
La proposta fu da tutti accolta e tosto messa in opera. Anche questa volta il volere della Beata Vergine ebbe il sopravvento. I due animali, quasi superbi di tanto onore, volarono — dice il manoscritto — per la via della campagna, né alcuna forza umana fu capace a trattenerli. Finché, giunti presso la porta della Chiesa dell'Annunziata, si videro i due buoi, quasi per prodigio divino, fermarsi d'un tratto e genuflettersi come in segno di omaggio. E così rimasero finché non furono discaricati del loro sacro peso, che con ogni cura venne riposto nel Santuario.

Il Santuario
Da quel giorno il modesto oratorio, che il nobile Trapanese Ribaldo con Palma, sua prima moglie, avevano costruito nei loro possedimenti, sali a grande splendore. Il Senato s'impegnò subito di inviare a proprie spese alcuni sacerdoti secolari per le quotidiane funzioni sinché la chiesa non passò alle cure di quegli stessi Padri carmelitani che avevano avuto la sorte di ospitare una prima volta la sacra Immagine in quella chiesuola, in città, detta di Nostra Donna del Porto. Il nobile Ribaldo e la sua sposa, con atto in Notar Vivardo da Trapani, in data 24 Agosto 1250, fecero donazione a detti religiosi non solo della chiesa, ma altresì di alcune tenute limitrofe. Tante furono le elemosine piovute da ogni dove al santuario della miracolosa Madonna che fu possibile erigervi attorno uno dei più grandi monasteri dell'epoca.

Angelo Saccani

Vedi testo dell'articolo del giornale "Il Popolo di Trapani" (1935) - integrale >>

Lettera inviata dal presidente dell'Associazione Mater Dei alle massime istituzioni con breve storia della Madonna di Trapani>>

Vedi lapide presente nella chiesa del Collegio dei Gesuiti di Trapani (all'epoca dogana o casa delle munizioni), che indica la provenienza della Madonna>>

Vedi testo dell'opuscolo di Pietro Vento " Il Volto della Madonna">>

Vedi video dell'intervista al prof. La Torre sull'origine della statua della Madonna di Trapani (10,9 Mb)>>

Preghiera di Giovanni Paolo II nella sua visita a Trapani
l'8 Maggio 1993

Maria, madre del Redentore e dell'umanità,
Ancella, obbediente alla Parola divina,
ottienici dal Cristo tuo Figlio il dono di essere
portatori solleciti della gioia e della riconciliazione nell'amore
a quanti incontriamo sul nostro cammino.
Vergine dell'Annunciazione,
ridona speranza alla nostra società.
Riempi del tuo gaudio spirituale, quanti qui aTrapani,
in questa terra ricca di fermenti di rinnovamento,
dedicano la loro esistenza ai fratelli.
Vergine della Visitazione, immagine viva della Chiesa,
sii tu il loro modello di servizio e di evangelizzazione.
Trapani quest'oggi ti ripete il suo filiale affidamento.
Sii stella e guida sicura fra le insidie
che minacciani la pace e la concordia sociale.
Sii Madre per chi a te ricorre e fiducioso t'invoca.
Benedetta sii tu, Maria! Amen!
Giovanni Paolo II

 

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